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Il viaggio che ti stende

IL TOC TOC DI PARIDE PELLI

FFS
 
19
febbraio
2018
06:00
Paride Pelli

di PARIDE PELLI - Originariamente era «viaggio in treno, viaggio sereno», a meno che non ci si trovasse sull'Orient Express di Agata Christie, quello appena disonorato da un remake discutibile. Lì, bisognava vedersela con valigie di sangue. Nel corso degli anni questo proverbio – diventato tale grazie all'azzeccato slogan di uno spot pubblicitario – è stato più volte messo in discussione da odori sgradevoli nei bagni (dove il profumo che va per la maggiore è «Eau de Cess»), impianti di climatizzazione malfunzionanti, vagoni stipati all'inverosimile che neanche il Billionare a ferragosto. Per tacer dei ritardi che hanno stimolato gli utenti a coniare sui social l'hashtag #ritardocronico.

Ma è stato l'avvento della tecnologia a rendere i soggiorni nei vagoni meno piacevoli. Oggi, infatti, si diventa facilmente «voyeur» senza volerlo, guardando – pardon ascoltando – il vicino di posto che chiacchiera a decibel altissimi e privacy bassissima con l'amante fino agli sdolcinatissimi saluti finali del tipo «micio micio, bau bau», roba da far cariare i denti. Il nemico più temibile, ad ogni modo – sul treno e in aereo – dove cambiando posto si rischia di passare per dirottatori e obbligare il pilota a un atterraggio d'emergenza sull'Hudson o, Dio ce ne scampi, sul Cassarate – è l'attaccabottone: colui che ti ubriaca di domande sino a stenderti, più di un Negroni a stomaco vuoto o di cento ore di diretta «no stop» alla radio (grandi Blues Brothers!).

Di solito si inizia con l'apparentemente innocuo «Posso dare un'occhiata al suo giornale?» e dopo una manciata di minuti si è già arrivati ai problemi con la nuora, mentre i tuoi occhi cercano disperatamente la hostess a cui chiedere, appunto, un Negroni (doppio). Il dramma è che questa categoria di persone oggi viene apprezzata anche dalla scienza. Uno studio afferma, infatti, che a tutti noi fa bene chiacchierare con gli sconosciuti, in qualsiasi contesto, perché accresce l'autostima. Si chiama «small talk» e potrebbe andar benissimo sul treno da Lugano a Bellinzona. Ma su un volo intercontinentale c'è il rischio che diventi uno smaronamento, col vicino di posto che sembra aver ingoiato una radiolina e ti racconta la rava e la fava per quattordici ore consecutive (scali esclusi). In questo caso il rimedio è sempre uno, chiudere gli occhi. Già: non c'è niente di più difficile dello svegliare qualcuno che finge di dormire.

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