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Sanremo: le impressioni sulla prima serata

SONDAGGIO - Un Festival troppo classico, ben lontano dal caso di "Occidentali's Karma"- Lo Stato Sociale osa, Ron omaggia Lucio Dalla - Fiorello il vero show - Ecco la classifica parziale

Keystone
 
07
febbraio
2018
09:39
Michele Montanari

SANREMO - Occidentali's Karma non ha insegnato niente. Già, perché il pezzo targato Francesco Gabbani, vincitore dello scorso Festival di Sanremo, è stato a suo modo un caso isolato per il concorso canoro italiano. Quella de "la scimmia nuda balla" era la canzone più smaccatamente radiofonica, la più orecchiabile, con tanto di spettacolo coreografico: quello scimmione ballerino rimasto impresso nella mente di tutti. Gabbani è riuscito a dare al pubblico dell'Ariston un brano fresco, ben lontano dai canoni di quel palco, capace miracolosamente di mettere d'accordo gli ascoltatori più legati alla tradizione della canzone italiana con quelli delle hit radiofoniche. Occidentali's karma, dicevamo, non ha insegnato niente, se non allo Stato Sociale, autori dell'unico vero brano da "heavy rotation", e dell'esibizione più ardita dal punto di vista scenico: una forsennata anziana ballerina, in perfetta forma e con la forza di almeno 10 "gorilloni" di Gabbani. Quello dello Stato Sociale sarà il pezzo più trasmesso in radio, ne siamo certi, e le loro trovate voleranno sui social network, nonostante la disastrosa prova canora di Lodo Guenzi, cantante decisamente più adatto al palco del Primo Maggio che a quello dell'Ariston. 

L'edizione 2018 del Festival di Sanremo suona troppo classica (e l'aver dispiegato i Pooh su due fronti non porta certo ossigeno, anzi), a parte qualche eccezione: il terribile brano di addio alle scene degli Elio e le Storie Tese, che chiudono una grande carriera con una canzone di rara bruttezza. O la cavalcata dei The Kolors, trascinante quanto pasticciata e poco incisiva a livello melodico. Il direttore artistico Claudio Baglioni ha puntato dunque su canzoni in perfetta linea con il concorso italiano, senza sorprese o degni outsider (il fatto che manchi del tutto il rap, la dice lunga). Ogni artista in gara fa il compitino, con risultati talvolta molto buoni, altre volte meno riusciti: si pensi al rock "scolastico" delle Vibrazioni, band che avrebbe potuto osare molto di più. O Mario Biondi che, seppur con la sua voce pazzesca, fa Mario Biondi, punto e basta. È dunque davvero difficile pensare ad un brano, tra i 20 presentati, che possa avere un reale potenziale radiofonico. Forse quello dei Decibel, che trasuda anni 80 da tutti i pori e che - seppur non troppo energico in sede live - potrebbe acquistare valore una volta inciso su disco e mixato a dovere.

Menzione speciale per Ron, che fa suo in modo esemplare il pezzo inedito di Lucio Dalla, avvicinandosi al Maestro scomparso con le giuste misure e proponendo la canzone più riuscita di questo festival. Note di merito anche per Luca Barbarossa, nonostante il dialetto romano possa non arrivare a tutti, e Max Gazzé, autore di una raffinata sinfonia che potrebbe tranquillamente essere la colonna sonora di un cartone animato di Walt Disney. Senza nulla togliere agli artisti in gara, il vero show lo ha fatto l'eterno Fiorello. Il mattatore siciliano ha spiazzato tutti anche dal punto di vista canoro, con un clamoroso medley volutamente sbagliato sulle canzoni di Baglioni-Morandi. Fiorello è stato il vero spettacolo nello spettacolo, ma qua scopriamo l'acqua calda.

La classifica

Ecco la classifica parziale della prima serata del festival di Sanremo per la giuria demoscopica. La graduatoria è divisa in "fasce": alta (blu), centrale (gialla) e bassa (rossa). 

Blu: Nina Zilli, Lo Stato Sociale, Noemi, Annalisa, Max Gazzé, Ron, Ermal Meta e Fabrizio Moro.

Gialla: Luca Barbarossa, Mario Biondi, The Kolors, Elio e le Storie Tese, Giovanni Caccamo, Vanoni, Bungaro e Pacifico. 

Rossa: Decibel, Diodato e Roy Paci, Renzo Rubino, Enzo Avitabile e Peppe Servillo, Red Canzian, Le Vibrazioni, Roby Facchinetti e Riccardo Fogli.

 

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