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I "Folli voli" di Grazia Di Michele a Lugano

Nel suo nuovo album la cantautrice romana interpreta brani di autori di tutto il mondo

Wikipedia
Grazia Di Michele.
 
11
marzo
2018
21:20
Enrico Giorgetti

LUGANO - Una donna di straripante fascino, colta, intelligente, cantautrice tra le più raffinate e significative della canzone d'autore italiana, laureata in musicoterapia e giurisprudenza. Oggi, a 62 anni, dopo aver firmato 15 album in studio e aver scritto centinaia di canzoni, anche per altri artisti, per la prima volta, in oltre trent'anni di carriera, Grazia Di Michele si presenta al mercato discografico nella veste di pura interprete, prestando la sua voce a capolavori della musica cantautorale mondiale. Con l'aiuto di Alberto Zeppieri, produttore di respiro internazionale, con grande esperienza nell'adattamento creativo in italiano di canzoni nate in altre lingue, Grazia Di Michele ha scelto 11 brani di grande suggestione, con una forte anima popolare, riproponendoli in versioni del tutto nuove e soprattutto in lingua italiana nel suo nuovissimo disco "Folli voli", uscito nel gennaio scorso.

Ad accompagnare l'artista in questo viaggio intorno al mondo ci sono featuring d'eccezione: da Kayah, una delle più apprezzate interpreti polacche, che duetta in Vele al vento (Embarcaçao), a Kaiti Garbi (che duetta in Anime, la riproposizione in italiano di Anemos, la ballata greca che ha anticipato l'uscita del disco), fino a Ivan Segreto: il cantautore impreziosisce con la sua voce di cristallo proprio il brano che dà il nome all'abum Folli Voli, riproposizione di Falling Slowly, portato al successo in tutto il mondo e all'Oscar da Glen Hansard e Markéta Irglová.

Ma in "Folli voli" c'è anche il vento irlandese di Damien Rice (di cui viene riproposta Non so guardare che te, versione della bellissima The Blower's Daughter), la fiducia tutta americana di Vita che prendi a morsi (versione di Life Is A Rollercoaster di Ronan Keating), l'allegria del Brasile, in Fico Assim Sem Você di Adriana Calcanhotto, la fede di Noa e della sua Uri, cantata in italiano e israeliano, la musica mediterranea e spirituale di Marta Gómez e Idan Raichel di cui vengono riproposti Casa mia (Cada dia) e Tutte le parole (Todas palabras), la saudade cubana di Manuel Argudin di cui viene eseguita Aroma d'Invierno e l'energia capoverdiana di Cesaria Evora e della sua Saia Travada (Quest'amore).

Il CD si chiude con una bonus track: si tratta di Come la musica, brano inedito che porta la firma di Bungaro, a sugellare l'origine e la destinazione di un viaggio fatto di melodie, ritmo e armonie. Di musica, appunto. Negli scorsi giorni Rete Uno della RSI ha proposto uno showcase di Grazia Di Michele accompagnata da tre musicisti e dal cantautore Ivan Segreto. Prima di salire sul palco abbiamo potuto parlarle. "Oggi la musica è cambiata e, se si esclude San Remo, è sparita dalla televisione: per farti conoscere è quasi obbligatorio passare dai talent o dai concorsi. Vuoi suonare per un panino e una birra in un pub? È meraviglioso e va bene, ma di sogni non si vive. Non parla a caso lei che per 14 anni è stata una delle più amate insegnanti di canto nella scuola di Amici di Maria De Filippi. "Ho capito che stavo dando qualcosa di utile e importante ai ragazzi ma mentre stavo lì ho realizzato cinque dischi", aggiunge. Una carriera piena di incontri la sua, come quella con Pierangelo Bertoli: "è stato molto sottovalutato, aveva un suo mondo poetico".

Tra i suoi più grandi successi "Le ragazze di Gaugin": «È nata nella mia vecchia casa a Roma insieme a un amico musicista, tutti e due alla chitarra. Con mia sorella Anna, che ha scritto molte cose con me agli inizi, giocavamo con le rime sulle "e", ed è venuto fuori Gauguin. All'inizio ci faceva ridere. Poi ci è sembrata una bella idea quella di raccontare le donne così com'erano state dipinte, raccontate, filmate». Quando? « È molto probabile che fosse autunno». Le donne: "tra le tante violenze che spesso devono subire spesso c'è anche quella economica. Non c'è soltanto il femminicidio. C'è la violenza economica, quella per la quale, specialmente al sud, le donne prendono i soldi dall'uomo, e quindi è l'uomo che decide se ti puoi comprare una crema o non te la puoi comprare. Non è sempre un fatto economico, spesso è un fatto di controllo».

  Grazia Di Michele

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