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Molestie, anche New York contro Weinstein

Il ministro della Giustizia dello stato americano ha fatto causa alla società di proprietà del produttore - "Non è stata in grado di proteggere lo staff"

Keystone
 
12
febbraio
2018
20:20
ats

NEW YORK - Lo stato di New York contro i fratelli Weinstein: la vendita a prezzo di saldo dello studio di produzione di Harvey e Bob Weinstein ha incontrato un iceberg che potrebbe farla colare a picco. Il ministro della Giustizia statale, Eric Schneiderman, ha fatto causa alla società sostenendo che non è stata in grado di proteggere lo staff dal comportamento sessualmente predatorio del produttore cinematografico. "Sfamare l'appetito sessuale di Harvey Weinstein era una condizione per mantenere il posto", ha scritto Schneiderman, includendo dettagli piccanti nella denuncia in cui si sostiene che qualsiasi passaggio di mano della società "deve garantire che le vittime siano indennizzate".

Weinstein ha ricevuto da decine di donne accuse che vanno dalle molestie allo stupro, anche se lui nega di aver avuto rapporti non consensuali, ma nella causa di Schneiderman si parla anche di "wing girls" alle dipendenze dello studio il cui compito era di adescare le potenziali vittime di Harvey, salvo poi dileguarsi al momento giusto.

Queste ragazze al soldo della società "lavoravano in varie città, tra cui Londra, Los Angeles e New York". Tra le loro mansioni, quelle di mantenere spazi liberi nell'agenda del produttore per gli incontri sessuali, perfino somministrargli le iniezioni di Viagra per assicurare la performance, preparare la stanza o l'ufficio per l'avventura amorosa e pulire a cose fatte. Tutte mansioni che, secondo Schneiderman, "violano i diritti civili e i diritti umani dello stato di New York al pari delle sue leggi in materia di comportamento societario".

La Weinstein Company è in trattative per essere venduta ad un gruppo di investitori guidato da Maria Contreras Sweet, ex capo della Small Business Administration sotto il presidente Barack Obama. Sulla carta, un affare da 500 milioni di dollari, ma l'azione legale di Schneiderman ha fatto fermare i negoziati.

Continuano intanto le denunce nel mondo dello sport: una ex campionessa mondiale di nuoto americana, Ariana Kukors, ha accusato l'ex allenatore Sean Hutchison, head coach del team femminile Usa nel 2009, di abusi sessuali iniziati dal 2005, quando aveva 16 anni, dopo un adescamento iniziato tre anni prima, nel King Aquatic Center di Seattle, nello stato di Washington.

La vicenda fa seguito alla condanna del medico della nazionale di ginnastica artistica femminile Larry Nassar per molestie su oltre 250 atlete-bambine. In controcanto Michael Haneke: il regista austriaco premio Oscar e due volte vincitore della Palma d'Oro si è scagliato contro la "nuova ondata di puritanesimo" che si respira nel mondo del cinema. Haneke ha parlato, come aveva fatto Woody Allen lo scorso autunno e poi Catherine Deneuve, di una "caccia alle streghe" da cui è scaturito un "neopuritanesimo che porta all'odio per gli uomini".

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