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Libia, autobomba dell'Isis a Bengasi

 
25
maggio
2018
20:36
ats

IL CAIRO - Un'autobomba è esplosa a Bengasi, la seconda maggiore città della Libia, uccidendo almeno sette persone in quello che si profila come un attentato dell'Isis contro miliziani del generale Khalifa Haftar e una conferma di un recente allarme lanciato dall'Organizzazione delle Nazioni Unite (Onu) sulla rinascente pericolosità dello Stato islamico.

La vettura è esplosa in una trafficata via commerciale dietro il più grande hotel della città, il Tibesti, nelle prime ore di venerdì. In un messaggio di condanna, la missione Onu in Libia ha indicato un bilancio di "almeno sette" morti, tra cui una bambina, e oltre 10 feriti (20 secondo fonti della polizia).

Il Welayet Barqa, la branca cirenaica dello Stato islamico, con un messaggio accreditato da vari media, tra cui Al Arabiya, ha rivendicato la "operazione suicida benedetta" del 'Califfato' contro "un gruppo di soldati del tiranno" Haftar, "nemici di Dio".

La rivendicazione contiene anche un avvertimento su ulteriori attentati - "Il prossimo sarà ancora peggio" - e conferma un allarme lanciato proprio questa settimana dall'Unsmil, la missione delle Nazioni Unite in Libia. Quest'ultima, prendendo spunto da un'autobomba esplosa giovedì, che ha provocato la morte di almeno due miliziani di Haftar, aveva sottolineato la gravità della "minaccia" rappresentata dall'Isis nell'instabile Libia.

Fra le vittime di Bengasi, ci sono due noti miliziani di Haftar il quale, dopo una guerriglia casa per casa durata tre anni, nel luglio scorso aveva annunciato la liberazione di Bengasi dalla presenza di jihadisti. La città ha però continuato per mesi a nascondere sacche di ultima resistenza, che hanno prodotto attentati, anche sanguinosi, come quello del gennaio scorso, con 35 vittime uccise da due autobomba.

Anche se un sito filo-islamico come il Libya Observer mette in dubbio che si tratti di un attentato e sostiene che l'auto esplosa era carica di armi di miliziani di Haftar, il generale appare come un bersaglio "naturale" dello Stato islamico.

A sottolinearlo è un un analista della società di consulenza londinese Ihs Markit, Ludovico Carlino, che ha ricordato come "Haftar ha costruito la propria immagine sulla lotta al terrorismo jihadista". Inoltre, secondo Carlino, l'Esercito nazionale libico (Lna), di cui Haftar è comandante generale, controlla "aree a ridosso della zona di attività dell'Isis ed è sostenuto da Egitto ed Emirati Arabi Uniti che hanno colpito con raid aerei in Libia in più di un'occasione".

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