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Aborto, l'Irlanda dice sì con il 68%

I risultati ufficiali definitivi sono attesi nella mattinata di oggi, ma gli exit poll non lasciano margini di dubbio: 68% di sì contro 32%

 
25
maggio
2018
23:49
ats

DUBLINO - L'Irlanda ha detto sì nel cruciale referendum svoltosi ieri per l'abrogazione dell'articolo 8 della Costituzione che finora di fatto vietava alle donne la possibilità di abortire, salvo circostanze eccezionali.

I risultati ufficiali definitivi sono attesi nella mattinata di oggi, ma gli exit poll non lasciano margini di dubbio: 68% di sì contro 32% stando a quello realizzato da Ipsos per l'Irish Times, addirittura 69,4% contro 30,6% secondo la tv pubblica Rte.

Un voto per voltare pagina insomma, che suggella il trionfo del fronte favorevole all'abrogazione dell'articolo 8 della Costituzione, sulla tutela della vita del nascituro, introdotto nel 1983 per cementare il divieto di fatto dell'interruzione della gravidanza, salvo casi eccezionali di pericolo diretto per la vita della madre. Un divieto che per anni aveva significato viaggi all'estero a migliaia per chi voleva abortire.

La giornata di bel tempo, almeno per gli standard irlandesi, ha favorito, come speravano i sostenitori del sì, la partecipazione attestatasi alla fine attorno al 70%. In uno scenario per certi versi simile a quello di un altro referendum contrastato e assai simbolico, sfociato giusto tre anni fa nel via libera ai matrimoni gay.

La scelta di campo degli elettori della Repubblica (3,3 milioni gli aventi diritto) pare essere stata ancora ancor più netta del previsto, malgrado le divisioni di una campagna referendaria che ha lacerato la coscienza nazionale, il tessuto sociale, il retroterra etico e la tradizione religiosa di un popolo. Tutto deciso da un quesito secco e dalla risposta di circa due terzi dei votanti all'alternativa fra sì e no ('ta' o 'nil' in gaelico, 'yes' o 'no' in inglese) proposta sulle schede.

Le previsioni - nonostante qualche sondaggio finale più prudente - non erano mai parse in effetti in bilico nelle settimane precedenti alla consultazione, pure animate da forti e diffuse contrapposizioni: fra aree urbane tendenzialmente 'pro-choice', donne in testa, e zone rurali a impronta antiabortista; ma anche fra generi, fra establishment e outsider, nonché fra una generazione e l'altra, con gli anziani più inclini verso il no, i giovani e l'età di mezzo verso il sì, e uno zoccolo duro non irrilevante di giovanissimi di nuovo attratto dagli argomenti pro-life.

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