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Spagna, traballa la poltrona di Rajoy

La sinistra chiede le dimissioni del premier travolto dagli scandali di corruzione mentre Ciudadanos vuole elezioni anticipate

 
25
maggio
2018
19:56
ats

MADRID - Per Mariano Rajoy è iniziata "una via crucis", scrive la stampa spagnola, alla guida di un governo travolto dagli scandali di corruzione. In meno di 24 ore dalla sentenza Gurtel che ha condannato per la prima volta nella storia della Spagna per corruzione un partito, il suo Pp, la situazione si è fatta quasi insostenibile per il veterano leader popolare.

Il capo dell'opposizione, il socialista Pedro Sanchez, ha presentato una mozione di censura contro di lui al Congresso, con l'appoggio di Pablo Iglesias di Podemos. Ciudadanos (Cs), principale alleato del suo già fragile governo di minoranza, lo ha scaricato dichiarando "finita" la legislatura ed esigendo l'immediata convocazione di elezioni anticipate con la minaccia altrimenti di appoggiare una sfiducia 'strumentale', che appunto porti alle urne.

Rajoy, sotto il fuoco incrociato di avversari e alleati, ha contrattaccato. Ha escluso di lasciare e per ora di sciogliere le camere, accusato Sanchez di destabilizzare il Paese e danneggiare l'economia citando il tonfo oggi della borsa di Madrid, ha rivendicato di avere traghettato la Spagna fuori dalla grande crisi e di avere impedito l'indipendenza catalana, minimizzato la condanna del suo partito, di primo grado, civile, non penale. E ricordato che la corruzione macchia anche gli altri partiti, e che proprio due ex presidenti del Psoe sono sotto processo in Andalusia per lo scandalo Ere.

Rajoy insomma vuole dare battaglia per cercare di arrivare al 2020, fine naturale della legislatura. Una missione ora quasi disperata.

La sentenza Gurtel, che ha denunciato "l'efficace sistema di corruzione istituzionale" fra il cervello della 'trama' Francisco Correa (condannato a 51 anni) e il Pp attraverso l'ex tesoriere Luis Barcenas (33 anni di carcere e 40 milioni di multa), e dichiarato "non credibili" la dichiarazioni in aula dello stesso Rajoy, ha affondato l'immagine già molto appannata dai precedenti scandali del partito di governo.

"E' la crisi più grave dell'era Rajoy", scrive El Periodico, che parla dell'inizio della "Via Crucis" del premier spagnolo. Per El Pais il suo è già "un governo zombie". Gli interessi diversi ma convergenti di alleati e avversari spingono il governo Pp verso la caduta. Con la sfiducia Sanchez, che parla di "crisi istituzionale gravissima", si candida alla guida di un governo Psoe al posto di quello di Rajoy chiedendo il voto di "tutti" i deputati, quindi compresi i separatisti. Per convincere Ciudadanos promette che convocherà le elezioni, ma senza precisare i tempi.

Il partito di Albert Rivera, passato dal quarto al primo posto nei sondaggi grazie a un aggressivo populismo nazionalista nella crisi catalana, vuole andare al voto per sostituire Rajoy alla Moncloa moltiplicando i suoi attuali 32 seggi su 350 al Congresso (il Pp ne ha 134, 84 il Psoe, 67 Podemos). Per rovesciare il premier Sanchez ha bisogno del voto di 176 deputati. Con l'appoggio di Podemos e Cs avrebbe 184 voti.

Ma Ciudadanos non vuole un premier socialista, bensì andare alle elezioni. L'alternativa per il leader Psoe sarebbe ottenere i voti dei 'piccoli' partiti nazionalisti o indipendentisti. Senza Cs ma con i 17 catalani, i 7 nazionalisti baschi, i 4 valenciani e il seggio delle Canarie sarebbe a quota 180. Ma si troverebbe con una maggioranza potenzialmente ingovernabile.

Per l'Ue, che già suda freddo per l'arrivo al potere in Italia di un governo Movimento 5 Stelle-Lega, anche la finora stabile Spagna potrebbe diventare motivo di incubi. Per Rajoy, tifosissimo del Real Madrid, lo è già: la crisi lo ha costretto a rinunciare alla finale di Champions League domani a Kiev contro il Liverpool.

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