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Una partita di Quinta Lega finisce in rissa: “Temevo ci scappasse il morto”

Codeborgo-Makedonija giocata domenica ha visto l’intervento della polizia - Parla un testimone

 
 
07
novembre
2018
20:51
Giona Carcano

  La testimonianza video


BELLINZONA - Ci risiamo. Il calcio regionale torna a far discutere per le violenze e stavolta, assicura chi ha assistito agli incidenti, quasi ci scappa il morto. Ma andiamo con ordine. È domenica 4 novembre, di pomeriggio. Il luogo è il campo Caserma nei pressi del Liceo di Bellinzona. Sul terreno di gioco si affrontano Codeborgo e Makedonija, una partita di centro classifica del gruppo 3 di Quinta Lega. Il risultato finale sorride ai giocatori della capitale,4-3 il punteggio. Campo pesante ed entrate rudi da una parte e dall'altra hanno però aumentato a dismisura la tensione. Tanto che più volte nel corso del match si arriva allo scontro verbale.

A raccontarci cosa è avvenuto lo scorso fine settimana è una persona che ha visto il match e che preferisce restare nell'anonimato. «Un giocatore di origini serbe del Codeborgo ha avuto degli alterchi con alcuni elementi del Makedonija durante tutto il corso della partita» spiega la fonte. «Sono volate parole grosse, insulti razzisti reciproci e provocazioni di ogni genere. Ma la cosa sembrava finita lì». Uno degli episodi chiave avviene nei minuti finali. Il giocatore del Codeborgo, lo stesso che ha ricevuto e fatto le provocazioni, si accascia per crampi. I padroni di casa, allora, mandano fuori il pallone. Che però non viene riconsegnato dal Makedonija. La tensione monta alle stelle, gli insulti si fanno sempre più pesanti. E al fischio finale succede il finimondo. «Il portiere degli ospiti si scaglia contro il già citato ragazzo del Codeborgo e lo prende a pugni» le parole dello spettatore. Sembrerebbe – ma qui le versioni sono discordandi – che la vittima dei pugni sputi verso il capitano del Makedonjia. «Scoppia una prima rissa» sostiene il nostro interlocutore. «I giocatori giallorossi circondano il giocatore del Codeborgo. Lo prendono a pugni e calci, così intervengono i compagni in sua difesa. La situazione è pesantissima, tanto che ho pensato ''adesso ci scappa il morto''. Per fortuna gli animi, inizialmente, si placano. Ma non finisce qui, purtroppo». Già. Successivamente il giocatore preso a botte si reca dai famigliari a bordo campo per salutarli. Il capitano del Makedonija si avvicina chiedendo spiegazioni. Volano altri insulti, spintoni, e la situazione degenera ancora. «La seconda rissa è stata addirittura più agghiacciante della prima» dice il testimone. «Fra giocatori, membri dello staff e tifosi, erano trenta contro uno, tutti a tirare calci e pugni al ragazzo del Codeborgo, che si trovava a terra. Ho temuto per la sua vita. Io e altre persone lo abbiamo trascinato fuori di peso per metterlo al riparo mentre qualcuno ha chiamato la polizia». L'intervento degli agenti, arrivati dopo qualche minuto con due pattuglie, ha definitivamente sedato gli animi. «Quelli del Makedonija una volta visti i lampeggianti si sono volatilizzati» dice l'anonimo.

Il ragazzo colpito, che fortunatamente non ha subito pesanti conseguenze fisiche, sporgerà denuncia. «Ora spero che la Federazione ticinese di calcio prenda misure severissime» spiega ancora il testimone. «Basta con queste cose, non se ne può più. E non è la prima volta che accade». Infatti, proprio oggi, uno dei protagonisti della rissa di Bellinzona (il capitano del Makedonija) e un suo compagno hanno ricevuto dodici (!) giornate di squalifica a testa per fatti avvenuti contro il Tegna qualche tempo fa.

«Siamo stati provocati sia verbalmente sia fisicamente» la reazione di alcuni membri della squadra giallorossa. «È stato il giocatore del Codeborgo a iniziare, poi è stato un tutti contro tutti. Nei nostri confronti è sempre così: c'è pregiudizio contro il Makedonija. Faccio notare che i ragazzi macedoni che giocano in questa squadra sono quasi tutti nati in Ticino, si sentono svizzeri. E sono molti i calciatori di altre nazionalità presenti in rosa».

La vicenda è passata anche agli uffici della FTC. Domenico Martinello, segretario generale, conferma che è stata aperta un'inchiesta. Verranno sentite le due versioni e valutate le prove video. Ma molto farà il referto arbitrale. «Il direttore di gara aveva paura, non ha assistito alla prima rissa» conclude l'anonimo testimone. «Il referto sarà certamente carente».

Edizione del 16 novembre 2018
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