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“Il glamour sta uccidendo la Rotonda di Locarno”

Non ha dubbi Marcello Tonini, ideatore ed ex organizzatore del villaggio festivaliero - "Occorre tornare all'identità nostrana, da sagra di paese, non pensare solo al business"

 
14
agosto
2018
06:00
Mauro Giacometti

LOCARNO - «La Rotonda è diventata troppo «glamour». È un luogo freddo, dove si respira aria da puro business, sta perdendo l'identità popolare che era alla base del suo successo. Un successo non economico, intendiamoci, perché solo io so quanti soldi ci abbiamo rimesso in una dozzina d'anni di gestione, bensì di apprezzamento e fedeltà da parte di chi la frequentava. Che erano soprattutto locarnesi e ticinesi che si ritrovavano tra le bancarelle per passare una bella serata insieme. Ed anche il pubblico del festival si «immergeva» volentieri in quella che era più una sagra paesana che un luogo dove monetizzare a tutti i costi la concentrazione di tante persone». Parola di Marcello Tonini, storico ideatore e organizzatore del villaggio «alternativo» al Festival del cinema di Locarno, l'uomo che insieme a tre soci ha avuto l'idea di allestire la prima Rotonda, quindi ha costituito l'Associazione Locarno Viva che per una dozzina d'anni ha gestito gli spazi e l'intrattenimento nella piazza circolare di accesso alla Città.

Da tre anni la Rotonda è affidata su mandato dalla Città di Locarno ad una società, la Festival Service, diretta emanazione della Locarno Festival. E sui risultati di affluenza, in costante calo, sull'indice di gradimento un po' al ribasso e di conseguenza sul «giro d'affari» piuttosto che sulla gestione vera e propria della Rotonda, per bocca dei diretti responsabili, vale a dire il direttore operativo del Locarno Festival, Raphaël Brunschwig e dello stesso presidente, Marco Solari, ci sono motivi di seria riflessione. 

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Edizione del 14 novembre 2018
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