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IPUS e Unipolisi: un raggiro ben studiato

Oltre 100 le persone che si dicono truffate da Vincenzo Amore e moglie - Richieste di risarcimento fino a 2,5 milioni

Maffi
L'inchiesta del Ministero pubblico per far piena luce sul caso è in corso.
 
19
febbraio
2018
06:00
Red. Chiasso

CHIASSO - Si estende il presunto raggiro commesso da Vincenzo Amore insieme alla moglie tramite l'IPUS e l'Unipolisi, i due istituti di formazione con sede a Chiasso, in sostanza spacciati per atenei, e ora chiusi.

Dal doppio filone di inchiesta condotto dalla pp  Raffaella Rigamonti emerge che sono diverse decine le persone, in tutto più di cento tra ex studenti e docenti, ad essersi costituite accusatrici private nel procedimento avviato per appropriazione indebita, truffa e amministrazione infedele. Solo per quanto accaduto all'IPUS di Chiasso, fallito nel 2016 poiché sommerso dai debiti, sono più di cinquanta le parti civili. A fianco dei docenti che rivendicano i salari non versati, figurano numerosi studenti che pretendono la restituzione delle salatissime rette, tra gli 8 mila e i 10.500 franchi all'anno soprattutto per specializzazioni in Scienze infermieristiche e Fisioterapia, pagate per restare con un pugno di mosche in mano. Miglior sorte, peraltro, non avrebbero potuto sperare nemmeno se l'IPUS, che arrivò a contare fino a 500 iscritti, non avesse chiuso i battenti, dato che i riconoscimenti a livello europeo dei percorsi di studi proposti nella cittadina e dei titoli accademici probabilmente non esistevano. L'ammontare delle pretese nei confronti degli ex responsabili dell'IPUS si aggira attorno ai 2,5 milioni di franchi. Una cifra destinata a lievitare. Intanto,sempre con base a Chiasso, spunta un nuovo campus ed è mistero sull'avvio dei corsi. 

 

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